• Piergiorgio Grosso

Intervista al giornalista Manuel Ferrara

Aggiornato il: gen 17

Lo Special Guest che ci ha concesso l’intervista per questo numero di “Quelli di Via Copernico News” è … ladies and gentlemen… Manuel Ferrara! Se state pensando a Manuel Ferrara, l’attore porno francese, vi sbagliate del cognome del redattore di quest’intervista, cioè … vi sbagliate di Grosso! Per non cadere nel baratro della banalità, abbiamo chiacchierato con il miglior Manuel Ferrara in circolazione, nato a Genzano di Roma, il 1° Marzo del 1997. Egli si è distinto grazie alle proprie qualità di scrittura, redigendo quasi 100 articoli per “Il Corriere della Città” da Agosto 2016, mese successivo al diploma. Da allora il suo seguito sui Social Network è cresciuto a dismisura, raggiungendo addirittura quota 100k visualizzazioni totali per i suoi articoli. Adesso frequenta la Facoltà di “Scienze della Comunicazione” all’Università degli Studi Roma Tre.

Salve Manuel, nel tuo profilo di Autore sul sito de “Il Corriere della Città” si legge che la tua passione è “scrivere condividendo emozioni”. Quella che, a primo impatto, può sembrare una frase semplice, rafforza il concetto che non è solo del poeta “Il fin la meraviglia”. Raccontaci com’è nata la tua voglia di scrivere articoli di giornale, se c’è stato un professore in particolare ad incanalarti nel mondo del giornalismo o se è nato tutto all’interno del tuo genio, ma soprattutto come sei riuscito a trasformare questa predilezione in un lavoro, ottenendo addirittura tutto questo seguito in pochissimo tempo.

Ciao Piergiorgio, innanzitutto grazie dell’intervista, essendo ormai abituato io a farle, effettivamente un po’ strano mi fa. È iniziato tutto quando avevo circa 15-16 anni, cominciavo ad appassionarmi al mondo politico e di lì in poi ho iniziato ad avere abbastanza seguito sui vari social. Mi piaceva scrivere, commentare, analizzare attraverso il mio punto di vista le varie situazioni politiche o anche sociali che si venivano a creare. Ho cominciato ad aprire Blog che parlavano di calcio e di sociale verso i 17 anni. Una volta diplomato ho cercato di sfruttare la mia intraprendenza contattando la Direttrice de “Il Corriere della Città” che ha subito accettato la mia candidatura, dandomi questa bellissima opportunità. Sono stato fortunato perché nella mia crescita letteraria ho incontrato vari professori che mi hanno fatto amare letteralmente la nostra lingua, facendo crescere la mia indole interiore. Devo ringraziare la Prof.ssa Venditti (Scuola Media Orazio), la Prof.ssa Tirdi (Copernico) ed infine il Prof Amedeo Calbi (Copernico), le loro forti personalità mi hanno fatto capire molto di me e vorrei ringraziarli tutti pubblicamente per ciò che hanno fatto per me: non ero affatto facile da gestire!

Ma dentro una testa calda c’è sempre un cervello bello fresco, Manuel! Infatti, l’anno scorso ti sei diplomato con una tesina originale avente come protagonista Rino Gaetano, e non è stata per niente una scelta azzardata visto che uno dei tuoi ex prof. d’Italiano, ovvero il prof. Calbi, è un appassionatissimo di musica. Quello che abbiamo in comune io e te con lui è il trasferimento dalla Calabria nel territorio romano, ma c’è qualcos’altro che ti lega al cantautore di “Nuntereggae più”? Spiegaci com’è nata l’idea e quali emozioni ti hanno accompagnato nella realizzazione e nell’esposizione della tesi.

Rino Gaetano è l’unico autore che ho sempre ascoltato ininterrottamente da quando mio zio me lo fece sentire in auto quando avevo circa 8-9 anni. Da lì in poi è stato un crescendo: mi sorgevano sempre più domande sulla sua figura e sui testi delle sue canzoni che tuttora mi pongo. Era una personalità molto attiva nella società, oltre che cantautore; nonostante ciò era deriso e maltrattato, così come lo era Mario nella sua celebre canzone “Mio Fratello è figlio unico”. Mi riconosco nei suoi ideali sempre critici verso qualunque figura pubblica, per tenere alta l’attenzione: “Nuntereggae Più” è l’apice della sua repulsione verso i personaggi dell’epoca, ma se sostituisci i nomi con quelli attuali, non è cambiato niente! Era molto attento alle questioni sociali, andava nei cantieri per capire lo sfruttamento che c’era all’epoca. La realizzazione della tesina su di lui per me è tuttora un’emozione grandissima: la rileggo ogni giorno perché credo sia una delle tappe fondamentali della mia vita e Rino mi ha agevolato tutto il lavoro.

Su Facebook gira un video che ti ritrae segnare il goal decisivo per la vittoria all’ultimo minuto della squadra della nostra città, facendoti acclamare dalla platea. Tra l’altro abbiamo una foto in cui ad abbracciarti è una conoscenza del nostro Istituto, ovvero Daniele Paglia(IVA L.S.A.), e sappiamo che tu hai riscosso molto successo proprio grazie alla stesura di un articolo su suo fratello, Davide, militante nelle giovanili Lazio. Puoi raccontarci come si concilia la tua attività di giornalista con quella di calciatore? Come ci si sente a giocare insieme al fratello di una giovane promessa? Hai qualche rimpianto legato al calcio, o la tua attività giornalistica ti soddisfa appieno?

Pratico questo sport da anni. Sono cresciuto come persona anche grazie alle situazioni che il calcio ti mette davanti ogni volta: sono emozioni uniche, che nulla può compensare. Daniele Paglia lo conosco da poco, ma è una delle rare persone a cui sono molto legato e Davide è una persona squisita oltre che un giocatore fantastico. Spero si affaccerà presto tra i professionisti, non a caso gli ho dato tutta questa visibilità, se ne merita tanta. Non ho nessun rimpianto perché il mio primo goal tra i grandi, in Eccellenza, arrivò all’età di 16 anni e quella è rimasta una delle emozioni più significative della mia vita, ovvero segnare nella squadra della città dove vivo! L’attività giornalistica e l’attività calcistica sono facilissime da gestire perché ho la fortuna di avere persone intorno che rispettano ciò che faccio e soprattutto mi stimano, così risulta tutto più facile.

Grazie al tuo talento, lo scorso Novembre sei stato contattato da Mediaset per fare uno stage estivo. Ti ha colto di sorpresa questa chiamata? Quali sono le tue aspettative in merito? Le nostre lettrici ammetteranno senz’altro che il fascino per ricoprire qualche ruolo televisivo non ti manca! Senz’altro è stata una chiamata inaspettata. Sono ancora giovanissimo e ci sono tantissimi validi giornalisti validi in circolazione, magari anche con un po’ più esperienza di me ed è stato questo il motivo per cui non me l’aspettavo. Sono una persona umile, anche se un pochino narcisista, nel caso arrivasse un incarico così importante, l’affronterò così come sto affrontando le varie sfide che la vita pone davanti con sacrificio e abnegazione.

Forse è vero, dai, un po’ di fascino non guasta mai! Un'altra foto ti ritrae ad Amatrice insieme ad un bambino che nonostante tutto riesce a sorridere con un pallone tra le mani. Che emozione ti ha suscitato, da amante del calcio, vedere quest’immagine dal vivo? Raccontaci quali sono state le sensazioni che hai provato nel luogo che è stato punto centrale di due tuoi articoli. Quel terremoto, della fatidica notte del 24 Agosto 2016, mi ha toccato nel profondo. Sono una persona sensibile anche se fredda all’apparenza. Ero appena entrato ne “Il Corriere della Città” e ti assicuro che dare notizie delle morti non è stato per nulla facile, il picco dell’emozione l’ho raggiunto il giorno dei funerali, è stato un grandissimo strazio. Volevo fare qualcosa nel mio piccolo e fu così che decisi di partire con un team di parrucchiere per portare anche soltanto qualche sorriso in più. Appena arrivai volevo piangere a dirotto. Ero straziato nel vedere tutte quelle macerie, ma, d’altra parte, c’erano delle persone che avevano bisogno di sorrisi e fu così che riuscì a trattenere la commozione che avevo dentro. È stata una giornata che porterò sempre nel cuore, così come le storie che mi hanno raccontato le varie persone di Amatrice. Ho giocato a pallone nell’immensità di un prato verde, lontano dalle tende, con un bambino di nome Vittorio che porterò sempre nel cuore. Sono situazioni difficili, ma le persone devono continuare a sorridere in qualche modo e sono grato alle varie personalità della Protezione Civile (anche di Pomezia) che lavorano ininterrottamente per far sì che ciò accada.

Caro Manuel, ti ringraziamo per averci rilasciato quest’intervista. Tra l’altro hai rivelato che il tuo segreto è “La dedizione, la passione e l'abnegazione per ogni tipo di attività” che affronti. Tenendo presente che il filosofo tedesco Georg Hegel ha asserito che “Nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione” qual è il messaggio che lasci ai nostri lettori-sognatori per la realizzazione dei propri obiettivi?

Non cambiate mai. Vi vorranno sempre diversi da come siete, diversi da come siete interiormente perché se porterete avanti sempre le vostre idee e i vostri progetti forse farete paura! Fatevi apprezzare per ciò che siete, credete in ciò che fate. Il futuro esiste e si trova nelle vostre mani, non fatevi destabilizzare da nessuno e ponete al centro della vostra vita le passioni che nutrite. Ascoltate consigli da tutti, analizzate punti di vista differenti, solo così potrete crescere e fare ciò che vi appaga pienamente.


https://www.viacopernico.edu.it/giornale/NEWS_21.pdf

© 2020 by Manuel Ferrara.